Eleonora

Mi chiamo Eleonora Marino, sono nata a Lentini in una famiglia cattolica non praticante, già dall'età tre anni parlavo del Signore senza che nessuno ne avesse parlato con me. Ricordo che già da piccola non bisticciavo con i miei compagni, anche se subivo le loro angherie, perché affermavo che erano figli di Gesù. Frequentai la chiesa cattolica fino all'età di 13 anni circa, conseguendo quindi i sacramenti cattolici.

La mia vita è trascorsa tranquillamente fino all'età di 21 anni, avendo già conseguito il diploma di infermiera professionale, lavoravo all'ospedale Umberto 1° di Siracusa. Un giorno di pomeriggio del 10-8-1982, subii un grave trauma, perché stavo morendo annegata, mi hanno salvata delle persone, ricordo perfettamente quello che provai in quel momento prima di perdere conoscenza: avvertivo l'ombra della morte sopra di me, e ricordo di aver giunto le mani e di aver pregato il Padre Nostro. Ho ripreso conoscenza che già ero sulla spiaggia e sentivo le manovre del medico che mi rianimava. 

A distanza di 2 anni da questo episodio, iniziarono i primi disturbi di vista, cominciai a fare i primi controlli, e già dal primo ricovero, l'oculista che mi seguiva, dopo aver fatto una serie di accertamenti, diagnosticò la malattia che mi avrebbe portato nel giro di un paio di anni, alla cecità assoluta. Da qui iniziò il mio calvario, alla ricerca di qualcuno che mi avrebbe dato la possibilità di non perdere il residuo di vista che ancora avevo. Iniziammo con i miei genitori a girare per il mondo, fummo a Pisa, Roma, Torino, e poi in Russia, Spagna, Francia, ma tutto risultò invano, la diagnosi era sempre la stessa, ero destinata alla cecità. Quando mi resi conto che nessuno poteva bloccare questo processo degenerativo, iniziarono le mie crisi materiali e spirituali, non accettavo assolutamente il mio nuovo stato di vita. 

Non poter più guidare, non poter espletare la mia professione, che io amavo tanto, il dipendere così tanto dagli altri, mi portò ad una brutta e pesante crisi esistenziale, con grave perdita di peso. --Decisi di togliermi la vita e nell'attimo in cui mi trovai con una lama di rasoio in mano, pronta a tagliarmi le vene e farla finalmente finita, ecco una vice dentro di me « fermati » mi disse, mi sono talmente impaurita, che ho posato subito la lama piangendo. Un paio di giorni dopo ( scordandomi dell'episodio precedente ) decisi di buttarmi dalla finestra della mia stanza, stavolta quella voce mi disse «chiudila » e subito piangendo l'ho chiusa. Non capivo di chi fosse quella voce però impaurita ubbidivo. Non avevo mai sentito dire che Gesù il Signore parlasse ai nostri cuori, e non ero consapevole che fosse la sua voce, solo ubbidivo spaventata. Per la seconda volta la mia intenzione di togliermi la vita era fallita. Via via che passavano i giorni, malgrado la mia paura e la mia disperazione, il pensiero di farla finita si allontanava sempre di più.

Dal momento che la medicina non mi dava più nessuna speranza, consultai delle persone che praticavano occulto, mi garantivano che attraverso i loro lavori, avrei riacquistato la vista che già avevo iniziato a perdere. Tutto era molto costoso, ma non mi interessava quanto mi sarebbe costato, l'importante era andare avanti per riprendermi quello che veniva a mancarmi. In quei luoghi avevo la sensazione di essere in una chiesa, per la presenza di statue, candele, immagini sacre, quindi mi sentivo protetta e tranquilla, sotto l'aspetto spirituale, ciò di cui non ero consapevole era che consultavo il nemico delle nostre anime e che inconsciamente stavo instaurando dei legami con lui. Una di loro, praticamente l'ultima in assoluto che consultai, mi disse che l'entità che mi proteggeva era colui che il Signore aveva scacciato dai cieli. (ringrazio Dio per questa frase perché mi portò a riflettere) La mia mente impaurita subì un forte cambiamento e presa dalla paura, arrivata a casa raccolsi tutto il materiale che mi avevano fornito talismani, collane e feci buttare tutto in mare da mio cognato. Avevo capito in un attimo, da quella frase, che stavo andando contro la volontà di Dio e che il Signore continuava a dimostrarmi il suo grande amore nella sua immensa misericordia.

Intanto i miei genitori, a mia insaputa, programmavano di iscrivermi alla U.I.C. ( unione italiana ciechi ) perché non accettavo la mia cecità, non riuscivo ad entrare nell'ottica di frequentare queste associazioni, che mi avrebbero dato l'opportunità di trovare delle persone che vivevano la mia stessa situazione. I mesi e i giorni passavano e la mia depressione aumentava sempre di più, avevo perso 30 kg scaricai tutto sul fumo, il mio lavoro in ospedale iniziava a crollare sempre di più, non reagivo alla nuova situazione e la mia vita era una catastrofe sotto tutti gli aspetti. Il problema che mi pesava di più era fare sapere agli altri che stavo per diventare cieca,era la mia vergogna. Con mia profonda amarezza all'ospedale dove lavoravo mi tolsero le mansioni di infermiera, dandomi le mansioni di centralinista in attesa di una sistemazione più adeguata alla mia situazione. Qui conobbi Dario un ragazzo anche lui non vedente, centralinista con la mia stessa esperienza che decise a tutti i costi di tirarmi fuori da quel tunnel per me senza via di uscita. 

L'aiuto di Dario fu molto utile, lo sentivo come un angelo mandatomi dal Signore, tanto era l'aiuto e la forza, il conforto che mi trasmetteva. Mi insegnò ad amare ed accettare la mia cecità, potevo così finalmente partecipare alle riunioni dell'UIC. Iniziai a studiare la scrittura "Braille" ed ebbi la possibilità di potermi iscrivere ad un istituto per non vedenti, così conseguii il diploma di massofisioterapista. Dopo mesi fra me e Dario nacque un sentimento, sentii come se la mia vita sbocciasse di nuovo, avevo trovato nel tunnel una finestra aperta alla luce, Dario nella mia vita aveva colmato tutti i miei vuoti, non mi vergognavo più della cecità, la mia vita era diventata molto più semplice, inoltre il mio nuovo lavoro aveva dato una svolta alla mia vita.

Trascorsero così 6 anni insieme a Dario, frequentavamo i testimoni di Geova, perché io ero alla ricerca di un qualcosa, una mia amica si era presa l'impegno di venire a casa mia una volta la settimana per studiare insieme a noi la loro Bibbia, passarono così 2 mesi e la mia amica voleva che frequentassimo la sua congregazione ma io rifiutavo a causa dei miei continui conflitti spirituali fra la mia religione cattolica e la loro. La prima cosa che mi colpi attraverso questo studio fu l'idolatria. Io che credevo fermamente nelle statue, mi trovai in crisi perché avevo promesso alla statua del patrono del mio paese, che lo avrei onorato fino alla fine dei miei giorni, per questo una mattina arrivai in ospedale e andai a cercare il prete della cappella, perché volevo una spiegazione al riguardo del versetto biblico che parlava dell'idolatria e lui mi rispose: "figlia noi non adoriamo ma veneriamo quindi non è peccato". 

Ritornai al mio lavoro tutta felice perché sapevo di non peccare. Quando lo raccontai alla mia amica facendole capire che sbagliava, mi riportò alla realtà dimostrandomi con un vocabolario che le due parole erano sinonimi, da qui partì la convinzione che tutte le cose che rappresentavano i preti, erano errati e distrussi tutte le statue e crocifissi. Inizio così la mia ricerca disperata di Dio, non volli più sapere della mia amica, cercavo solo Dio. Successivamente entrai a fare parte di un gruppo di buddisti, senza Dario perché volle lasciarmi libera in questa mia disperata ricerca di Dio, frequentai questo gruppo per un periodo di 6 mesi circa, ma nemmeno con loro trovai l'Iddio che tanto cercavo, abbandonai così pure loro. Dario tentava di farmi capire, che quel Dio che cercavo non l'avrei mai trovato all'interno di gruppi religiosi ma dentro di me, io non capivo la frase che sempre mi ripeteva, e in silenzio ascoltavo. Ebbi in quel periodo incubi notturni e sogni strani, sognavo e ascoltavo una voce che mi diceva: "Io sono il tuo Dio Geova" e vedevo del fuoco entrarmi in casa dalla finestra. Il mio problema, cioè la ricerca di Dio, si aggravava sempre di più, ero molto accanita, quindi Dario decise di invitare a casa mia in prete che conosceva, per trovare una risposta a questo mio accanimento. 

Quando venne a visitarmi ricordo che mi lasciò una delusione addosso, peggiorando la situazione perché dopo il caffè e i biscottini, seppe dirmi che il mio problema non era grave come pensava e che non mi poteva aiutare. Dario nel desiderio di aiutarmi mi fece conoscere un'amica che frequentava un gruppo del "rinnovamento dello spirito", all'interno di una chiesa cattolica. Insieme a loro stavo bene e stavo riuscendo ad inserirmi nel gruppo, quando mi sono resa conto della diversità fra il profano e il divino in quanto lo stesso prete che prima svolgeva la messa con tutti i sacramenti dell'altare, subito dopo partecipava alla nostra riunione spogliandosi di tutto e insegnando a noi che le immagini erano peccato e alla fine mi domandavo dove era la verità. Con Dario avevamo iniziato a programmare il nostro matrimonio quando una sera del 5 febbraio del 1998, lui improvvisamente mentre eravamo insieme, fu stroncato da un aneurisma cerebrale, La mia vita in un attimo cambiò. 

Ero disperata. 

Non mi interessò più trovare Dio, anzi al contrario ero offesa con lui, lo rimproveravo che era stato lui a togliere la vita a Dario e a ritrovarmi di nuovo nella disperazione, di giorno camuffavo bene il sentimento che provavo, fingendo con chiunque che tutto procedeva bene, ma la notte era un incubo, mi lasciavo andare alla mia disperazione, accusando Dio di tutto quello che era accaduto e gli dicevo che se voleva aiutarmi e mi amasse così tanto come si diceva, doveva far morire anche me. Un giorno ricevetti la visita di una mia conoscente che aveva saputo dell'accaduto a Dario, la signora era un'evangelica cristiana di fede pentecostale, volle pregare per me, mi invitò a partecipare ad un raduno evangelico che si teneva ad Acireale. Accettai, non per trovare Dio, ma per rimproverarlo ulteriormente. 

Il raduno si teneva di domenica mattina e la notte prima fu la notte più tremenda della mia vita, avevo pianto tutta la notte, ero molto agitata, non riuscivo a dormire, presi sonno solo all'alba, quando suonò la sveglia ero stanca e la mia testa era come un pallone gonfio, non riuscivo ad alzarmi dal letto, pensai di chiamare la signora che mi aveva invitata per dirle che non ci andavo, ma cambiai subito idea, mi alzai, feci colazione, presi un antidolorifico per il dolore di testa e mi preparai per andare al raduno. In macchina eravamo in tre e durante il tragitto l'altra persona disse di aver fatto un brutto sogno nella notte. Improvvisamente nella mia mente scorreva, come un film, il sogno che avevo fatto in quel pochissimo tempo di sonno. 

Sognai di essere a casa mia che era senza mobili, solo un grande tavolo al centro di una stanza, in braccio avevo un bambino bello, con un pantaloncino rosso e una magliettina colorata, mi era stato affidato per tutto il giorno, ogni tanto mi stancavo di tenerlo e volevo appoggiarlo su questo tavolo, ma il bambino si stringeva al mio collo affinché non lo lasciassi e così decisi di portarlo fuori, ma una voce mi disse: " non puoi c'è bisogno di un permesso " e mi indicava la porta chiusa della mia stanza, bussai in quella porta e una voce mi dice: " avanti ", apro la porta, anche nella mia stanza non c'erano mobili ma solo un tavolino, sotto la mia finestra, coperto di un lenzuolo bianco e sopra un grande registro, seduto dietro al tavolino un signore anziano in camice bianco che scriveva in questo registro, mi avvicinai a lui con il bambino in braccio e un biglietto nelle mani per l'autorizzazione. Quel signore mi guardò dalla testa ai piedi, mi tolse il bigliettino dalle mani, scrisse qualcosa e me lo ritornò dicendomi: " si! Adesso è venuto il momento di andare fuori ". La signora in macchina dopo avermi ascoltata, mi disse che bel sogno avevo fatto. 

Mi interpretò il sogno dicendomi che poteva essere Dio Padre che mi autorizzava a portare il suo Figlio Gesù nel mondo. La mia risposta fu molto brusca, affermai che lei voleva arrivare proprio a questo, cioè che io dovevo accettare Dio nella mia vita e pensai che forse era meglio che io non fossi andata con loro. Al raduno l'atmosfera era bellissima, i fedeli cantavano e glorificavano il nome del Signore in una maniera che non avevo mai ascoltato. Venne il momento della predicazione e il messaggio del giorno parlava della pace di Dio. Il pastore affermava che Dio ( Gesù ) è pace, mi venne istintivo rimproverare Dio perché quella pace che veniva predicata, io non la sentivo dentro di me. Improvvisamente un fuoco investì il mio corpo, dentro di me bruciavo di un qualcosa che non capivo, pensavo che mi stesse venendo un infarto, ero molto pentita di essere li a causa di questo malessere, ma nell'attimo in cui decisi di dire alla signora che stavo male mi passò. Quando il raduno finì ritornammo a casa, senza che misi al corrente di quello che avevo provato. 

Arrivai a casa per l'ora di pranzo, eravamo seduti a tavola, con la mia famiglia, l'atmosfera non era buona, mia madre aveva avuto una discussione con mia sorella, nessuno parlava, a un certo momento la mia mente volò col pensiero a Dio e al messaggio della mattina, cioè della pace di Gesù, che io non trovavo neanche nella famiglia. Misi alla prova Dio: se veramente ci sei, se esisti, rompi il ghiaccio di questa tavola, mio nipote di 7 anni seduto di fronte a me si alzò e cominciò a girare attorno al tavolo cercando il modo di far ridere qualcuno, ma invano, si avvicinò accanto a me e mi disse: "zia cosa devo fare per fare ridere qualcuno?" 

Nel frattempo mio cognato lo rimproverava perché tornasse a tavola ma lui non ubbidiva e arrabbiato il padre gli disse " che sei scemo che non ascolti?" La piccola di 2 anni seduta nel seggiolone guarda il papà e dice: " papà Salvo non è scemo è cretino!" Da quella frase tutti ridemmo, il mio cuore iniziò a tremare per la risposta che il Signore mi aveva dato. Quando mi resi conto di quello che era accaduto, mi chiusi nella mia stanza mi prostrai con il viso a terra e iniziai a invocare il nome del Signore e gli chiesi che iniziasse ad entrare nella mia vita, una pace e una serenità invase la mia mente, volevo piangere ma non ci riuscivo, eppure avevo pianto tutta la notte. 

Così confusa chiamai la mia amica dicendole che qualcosa era successo, non riuscivo a capire cosa fosse ma era accaduto qualcosa di diverso, cioè la mia guarigione spirituale, quel sintomo che io avevo accusato al raduno non era stato un malessere, bensì il fuoco di Dio che si manifestava dentro di me per guarirmi da quello stato di angoscia che tormentava la mia vita. Da qui entrai nella comunità che frequentava questa mia amica, iniziai ad ascoltare la parola di Dio. Una sera durante il culto il fratello mi chiamò al pulpito per testimoniare come ero arrivata all'evangelo, iniziai a raccontare e quando stavo per finire, una sorella che non conoscevo, si alzò dalla sua sedia e cominciò a glorificare e ringraziare il Signore per la risposta ricevuta, infatti lei essendo una collaboratrice domestica, lavorava per una mia cugina e da lei aveva saputo che io non vedente ero rimasta sola, senza più il fidanzato, morto dopo avere con me iniziato i preparativi per il matrimonio, lei si era tanto commossa che aveva rivolto a Dio una preghiera, affinché avesse avuto la possibilità di conoscermi per parlarmi dell'amore che Dio ha nei nostri confronti. 

Dopo un po' di mesi che frequentavo questa comunità decisi di battezzarmi, d'accordo col pastore per immersione nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, fu il giorno più bello della mia vita, l'emozione era molto intensa, pur avendo conseguito questo sacramento senza aver detto niente alla mia famiglia, perché non erano d'accordo a questo mio cambiamento. A un mese dal battesimo ebbi una crisi spirituale, una voce dentro di me mi tormentava e mi diceva di aver offeso Dio attraverso questo battesimo, così telefonai al pastore, dicendogli che per un periodo di tempo mi sarei allontanata affinché capissi qual'era la volontà di Dio. 

Queste crisi mi portarono piano piano ad allontanarmi, il nemico delle nostre anime stava continuando l'opera sua, perché non avevo discernimento di spirito e caddi in questa trappola, nonostante tutto sentivo dentro di me che dovevo pregare con forza il mio Signore, affinché mi avrebbe liberata da questa situazione e una sera di quelle, che mi portarono a riflettere, aprendo la finestra della mia stanza, la stessa finestra che anni prima avevo aperto per togliermi la vita, la stessa finestra dove nel sogno stava seduto dietro il tavolo il signore in camice bianco, sentii cantare delle melodie, che riconobbi come quelle che cantavo nella comunità che prima frequentavo, non potendo andare domandai a mio padre chi fossero, mi disse che era una tenda evangelica che si trovava li come stazione di evangelizzazione, la voglia di andare fu forte, ma non sapevo come, vista la mia situazione di non vedente e la mancanza di collaborazione da parte della mia famiglia, ascoltavo quindi dietro la mia finestra, pregando il Signore con le lacrime di farmi trovare una famiglia ( in Cristo ).

Una sera decisi di recarmi alla tenda accompagnata da mio padre, ma mi disse che la mattina avevano smontato e che non avrei trovato più nessuno, chiusa nella mia stanzetta continuai a piangere costatando un altro fallimento. Dopo 2 settimane circa da questo episodio, mi trovai ad uscire con mia sorella per fare degli acquisti in un negozio di abbigliamento, non ero mai entrata in questo negozio tantomeno non conoscevo la titolare, visto che era di Augusta, sono rimasta al bancone con la signora, mentre mia sorella girava gli scaffali, la signora si premurava di farmi vedere l'articolo che io avevo richiesto e chiesi gentilmente di dirmi il colore in quanto io non vedevo, ci fu un attimo di silenzio, probabilmente mi guardò con più attenzione, mi prese la mano se la portò sul cuore ed iniziò a pregare, riconobbi la preghiera, una preghiera molto familiare per me e così con un sorriso le dissi " Pace sorella, io sono Eleonora tu chi sei? " 

Lo Spirito Santo in quel momento scese sopra di noi con potenza, la sorella iniziò a pregare e a glorificare il nome del Signore in lingue, a ringraziare il Signore per avermi portata fin li, visto che lei da circa 15 giorni appena si inginocchiava per pregare, aveva come in visione il nome di Eleonora senza che lei conoscesse qualcuno con quel nome. Pregava il Signore affinché la potesse conoscere. Lascio immaginare la gioia di questa sorella alla conoscenza del mio nome. Tramite lei conobbi il pastore della sua comunità A.D.I. di Augusta e dopo questo incontro conobbi il pastore della comunità ADI di Lentini, la stessa comunità che qualche mese prima cantava sotto la mia finestra con la tenda di evangelizzazione. Il Signore aveva esaudito la mia preghiera, non avevo più dubbi o paure, stavo piano piano combattendo quella voce che mi assillava che non stavo facendo la volontà di Dio. Trovai la famiglia che tanto cercavo dove poter glorificare, innalzare e cantare al prezioso nome di Cristo Gesù. 

Ho voluto scrivere questa mia testimonianza affinché chiunque la legge possa trovare conforto, pace, amore e serenità nel sacrificio perfetto di Dio e in questo messaggio di amore profondo esprimo la mia gratitudine al mio Signore. Voglio condividere con voi lettori un versetto: Giov. 8 :12 " Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita ". Questa promessa è la mia forza e la mia speranza e le parole di Gesù oggi sono una realtà operante nella mia vita, perché l'ho accettato come mio Signore e personale Salvatore.